cidrolo.


Uno spazio di Cidrolo.
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(Awfultosee, DeviantArt - Blogger)

P.s. Esisterà in inglese il modo di dire beautiful to see? Io a scuola mi sono fermato ai verbi, e all’università ho avuto una botta di culo. Comunque, se esiste, la foto è beautiful to see, e se non esiste è beautiful to see lo stesso. (Cliccare sui collegamenti sotto la foto per vedere altre immagini beautiful to see).

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  Questo lavoro sembra non finire mai. Vado avanti a mettere uno strato sopra un altro strato, e tutte le volte mi dico che questo strato sarà l’ultimo, senza dubbio. Poi metto un altro strato. Poi mi chiedo se non era meglio rimanere al primo strato. Poi metto un altro strato. Poi mi chiedo chi me lo fa fare. Poi metto un altro strato. Poi mi chiedo se mai finirà, tutto questo. Poi metto un altro strato.
  Prima o poi spero crollerà qualcosa, io o lui. Meglio io.
  Uffa!

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Luis Buñuel.

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Poca voglia di scrivere, poca, d’inventare, pochissima, e allora? Allora nulla, poca voglia di scrivere e di inventare pochissima. Sembrerebbe il momento ideale per studiare, ma è il momento ideale? Sembrerebbe il momento ideale. Ma questo discorso così banale rimette in gioco tutto. C’è da lavorare, questo è quanto c’è da lavorare.
Che ore sono? - è presto - perché? - eh.

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Marc Chagall, 1941.

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Ma insomma, un giorno finirò. Guarderò il lavoro e non dirò “ma insomma, un giorno finirò”, ma invece suonerò un “ho finito”. Ho finito. Finito. Ma insomma, un giorno finirò. Cazzo?

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Uomo al bancone: Mi scusi.. Dica lei!
Mascetti:
Eh? Antani come se fosse antani, anche per il direttore, la supercazzola con scappellamento.
Uomo al bancone: Come, scusi?
Mascetti: A destra, per due.

(dal film Amici miei, di Mario Monicelli, 1975)

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Oggi stavo facendo del niente, con tutte le sue implicazioni, e naturalmente lo facevo mentre sedevo su un bel termosifone. Non un getta-aria, un termosifone tradizional-mio. Devo specificare la cosa perché il termosifone tradizional-mio dopo un po’ scotta, il getta-aria no. Mi son chiesto perché mai il termosifone tradizional-mio avesse quella strana forma avorio, e mi son risposto che aveva quella strana forma avorio perché stavo interrogandomi su un termosifone tradizional-mio, e quindi era naturale che assumesse quella strana forma avorio, perché era la forma tradizional-mia. Dal termosifone sono passato alle tendine, al pigiama, alla sveglia, alle ciabatte, al sole. Con le ciabatte è stato tutto più facile, perché hanno la forma del piede, piede inteso in senso umanitario; con il sole invece mi sono interrotto, perché mi veniva da correre via, perché il mio termosifone non è getta-aria ma è un termosifone tradizional-mio e quindi dopo un po’ scotta, se ci sei seduto sopra, perché io ho freddo in questi giorni.

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“Avete mai sentito dell’uomo che insegnò al suo culo a parlare? Tutto il suo addome si muoveva su e giù, e scorreggiava parole. Non avevo mai sentito una cosa così, un suono denso, gorgogliante, stagnante, un suono che potevi odorare. Quest’uomo lavorava in un luna park, all’inizio si esibiva in un numero come ventriloquo. Dopo un po’ il culo cominciò a parlare da solo, lui entrava in scena senza prepararsi niente, il suo culo improvvisava, rispondeva alle sue battute tutte le volte. Poi gli si svilupparono dei piccoli uncini rasposi simili a denti, e cominciò a mangiare. L’uomo pensò fosse una bella cosa, e ci mise su un numero. Ma il culo si mangiò i pantaloni, e cominciò a parlare per la strada, gridando che voleva l’eguaglianza dei diritti… (…)”

(Peter Weller, dal film Naked Lunch di David Cronenberg, 1991; liberamente ispirato al romanzo omonimo Naked Lunch, di William S. Burroughs, 1959)

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(Edward Hopper, Automat, 1927; Des Moines Art Center, Des Moines, Iowa)

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